Marinella Galletti
Giorgio Celli
presentazione
..."Descrizione di un personaggio quanto mai puntuale, che viene fuori perfettamente, e se lo scopo di ogni romanzo è quello d creare una persona che prima non esisteva e dopo esiste nell’immaginario collettivo, direi che lo scopo è stato raggiunto in modo felice da Marinella. Dopo aver letto il suo romanzo, sappiamo che questa persona ora esiste e lo riconosciamo … in molte persone che incontriamo per strada e nei molti luoghi probabili o improbabili."...
Luciano Nanni
recensione
..."La scrittrice ha saputo calarsi nella psicologia del protagonista in un romanzo diviso in cinquantaquattro (in lettere) capitoli con uno stile rapido, a volte di una sensibilità simbolica e linguistica: ‘La città si fonde con gli individui, creando nuova scenografia viaggiante’ (cap. 46). La droga: per sfidare la vita? (cap. 34). È questo il punto: il rapporto tra l’io e l’esistenza come un unicum non ripetibile"...
Monica Florio
recensione
"Il sociale – la tossicodipendenza come espressione del disadattamento – ispira l’artista Marinella Galletti, di professione insegnante. Non c’è, però, alcuna traccia di enfasi pedagogica in questo racconto lucido e anticonsolatorio che ritrae un trentenne cinico e disilluso, votato all’autodistruzione."...
entrare nel racconto
Uno.
Sognavo praterie giallo oro, terra bruciata dal sole australiano.
Sognavo i tornado dell’ Australia. D’ essere dentro agli strascichi dei vortici estremi del tornado e di ascoltare i rumori metallici di oggetti ricaduti e ancora instabili, alla fine.
Sognavo una jeep. Sogno ricorrente. Immagini tratte dai film e dalle copertine. Scivoli su cui correre. Lungo le strade dell’ Australia. Le labbra un po’ riarse dalla polvere. La musica al mio fianco.
Sognavo i colori bruni di rovi e cespugli rotanti dietro alle polveri.
Sognavo le valli scoscese, i colori grigio avorio, il fumo nero azzurro della scia dietro la mia corsa.
Sognavo un’ inquadratura sul battistrada e sui copertoni della mia jeep, mineralizzati dalla sabbia.
Sentivo stridere, lungo le valli. Fremere, di traverso ai fossi.
Incalzare e ruotare, infossati in qualche avvallamento, i copertoni infuocati della jeep.
Sognavo un’ inquadratura sulle mie gambe, e ancor più sulle mie tennis balzanti giù dal fuoristrada, giù lungo una vallata.
Correre. Sognavo di correre all’ impazzata.
Venti
...
Mi manca l’ aria. E’ buia questa stanza anche quando è accesa la luce. Voglio uscire.
Pam finisce il turno alle sei. E’ ancora buio d’ inverno.
Arrivo all’ ospedale in meno di dieci minuti strizzando spingendo sulla velocità della mia auto. Frenando con un testa coda.
Appoggio braccia incrociate e capo sul volante. Poi mi sparo all’ indietro. Resto immobile qualche istante ad ascoltare se è possibile catturare il silenzio dove regna il rumore.
...